Decreto Regionale n.826 tutela ape Ligustica

Con il decreto del presidente della giunta della Regione Emilia Romagna n.826 del 23 novembre 1992,         (decreto n. 826 ligustica emilia Romagna)

” è fatto divieto di introduzione e di allevamento su tutto il territorio regionale di razza di api diversa “dall’Apis mellifica Ligustica “, nonchè di ibridi interrazziali.”

Sono previste sanzioni, non nel decreto, ma in base ai regolamenti di polizia veterinaria.

La pubblicazione della legge  22/05/2015 n° 68, G.U. 28/05/2015 pone fine al vuoto normativo, infatti in tale legge è previsto anche il reato di inquinamento della biodiversità ”

Il reato di inquinamento della biodiversità riguarda quindi anche quegli apicoltori che acquistano allevano ed introducono api regine di origine diversa dalla sottospecie Ligustica nel territorio Regionale.

Naturalmente va fatta distinzione fra chi si ritrova api ibride fra i propri alveari (parte lesa) e chi invece introduce volontariamente sottospecie diverse. E fra questi ultimi va fatta distinzione fra chi compie il gesto volontariamente oppure incorre in un “incauto acquisto”.

Bisogna ricordare che chi fa ” apicoltura biologica” è obbligato ad allevare api locali e non può possedere ibridi.

Chi acquista api regine dovrà farsi dichiarare chiaramente nella ricevuta ” api regine di razza Ligustica” e  tale acquisto deve accompagnato da un certificato da parte del venditore che ne attesti l’origine.

L’Associazione offre la propria assistenza ai soci per la verifica della provenienza delle api acquistate e preparerà al più presto un piano di rientro e di gestione per tutti i possessori di api del territorio.

Ricordiamo che quest’anno insieme al monitoraggio dello ZAV per la varroa, i soci che hanno partecipato hanno usufruito anche del monitoraggio gratuito delle api possedute.

Siamo in attesa dei risultati delle analisi morfometriche, appena avremo i dati li comunicheremo.

Per quanto riguarda la legge sui reati ambientali possiamo riassumerla qui sotto:

 

Cinque nuovi reati
In base al nuovo prov­ve­di­mento diven­tano reati l’inquinamento ambientale, il disa­stro ambien­tale, l’impedimento dei con­trolli, l’omessa boni­fica e il traf­fico di mate­riale radioat­tivo.

Inquinamento ambientale 
Il nuovo articolo del codice penale punisce l’inquinamento ambientale con la reclusione da 2 a 6 anni e con una multa che può andare da 10 mila a 100 mila euro. L’inquinamento ambientale punisce chi provoca «una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili: delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo; di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna».

Sono previste anche delle aggravanti con un aumento delle pene nel caso il reato di inquinamento abbia provocato delle lesioni o la morte di una o più persone. Le pene vengono aumentate in modo progressivo a seconda che ci sia stata lesione semplice, lesione grave, gravissima o morte. Se gli eventi lesivi derivati dal reato sono plurimi e a carico di più persone si applica la pena che dovrebbe infliggersi per il reato più grave aumentata fino al triplo: il limite massimo per la detenzione è 20 anni.

Disastro ambientale
Vengono considerati disastri ambientali: «l’alterazione irreversibile dell’equilibrio di un ecosistema, l’alterazione dell’equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali, l’offesa alla pubblica incolumità in ragione della rilevanza del fatto per l’estensione della compromissione o dei suoi effetti lesivi ovvero per il numero delle persone offese o esposte a pericolo». In questi casi le pene vanno da 5 a 15 anni ed è prevista un’aggravante: quando il disastro ambientale viene commesso in un’area protetta o sottoposta a vincolo o causa danno a specie animali o vegetali protette.

Delitti colposi
Nel caso in cui i reati di inquinamento e di disastro ambientale vengano commessi per colpa e non per dolo, cioè non intenzionalmente, le pene saranno ridotte fino ad un massimo di due terzi.

Traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività
Commette questo reato «chiunque, abusivamente, cede, acquista, riceve, trasporta, importa, esporta, procura ad altri, detiene, trasferisce, abbandona o si disfa illegittimamente di materiale ad alta radioattività ovvero, detenendo tale materiale, lo abbandona o se ne disfa illegittimamente». La legge, in questi casi, prevede pene da 2 a 6 anni di carcere e una multa da 10 mila a 50 mila euro.

Impedimento del controllo
«Chiunque, negando l’accesso, predisponendo ostacoli o mutando artificiosamente lo stato dei luoghi, impedisce, intralcia o elude l’attività di vigilanza e controllo ambientali e di sicurezza e igiene del lavoro, ovvero ne compromette gli esiti» sarà punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni.

Associazioni contro l’ambiente
La legge prevede specifiche aggravanti nel caso i reati vengano commessi in forma associativa.

Confisca
Spiega la Stampa: «In caso di condanna o patteggiamento per i reati di inquinamento ambientale, disastro ambientale, traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività, impedimento del controllo nonché per i reati associativi il giudice deve sempre ordinare la confisca delle cose che sono il prodotto o il profitto del reato o che sono servite a commetterlo. Niente confisca quando i beni appartengano a terzi estranei al reato. Se la confisca dei beni non è possibile, il giudice ordina la confisca per equivalente. I beni e i proventi confiscati sono messi nella disponibilità della pubblica amministrazione competente e vincolati all’uso per la bonifica dei luoghi. Niente confisca quando l’imputato abbia efficacemente provveduto alla messa in sicurezza dei luoghi e, se necessario, alla loro bonifica e ripristino».