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Disinfestazione delle api invernali

Con la ricorrenza di Ognissanti e la commemorazione dei defunti siamo arrivati al periodo dell’anno in cui è più veloce il calo luminoso diurno.
Le giornate si sono accorciate, e le colonie, che fino ad un mese fa erano ancora in piena attività, ora si sono fermate.
E’ giunto il tempo per gli interventi di eradicazione autunnale della varroa.


L’eradicazione autunnale è la più importante dell’annata, più importante di quella estiva perché se ben eseguita ci permetterà di non dover impegnare altro tempo alla lotta alla varroa fino all’estate prossima.
Ci sono diversi metodi di azione per effettuare gli interventi autunnali, la scelta è diversa a seconda del numero di alveari, dell’organizzazione aziendale e della genetica delle colonie allevate.
Una parte di apicoltori aspetta il freddo pensando che in questo modo vi sia più sicurezza di trovare le colonie senza covata. In realtà sappiamo che il comportamento di ogni varroa è quello di perforare tante api ogni giorno (nella bella stagione fino a 10 api al giorno) iniettando sostanze che veicolano virus e batteri, e non vi è nessun motivo valido per aspettare, anche perché non è detto che, con il clima un po’ strano degli ultimi anni, a gennaio faccia freddo.


Il periodo dal 1° novembre al 21 dicembre è quello ideale per completare l’eradicazione della varroa finale
Vediamo quindi quali possibilità di intervento abbiamo, dando per scontato l’utilizzo del prodotto più efficace e meno inquinante utilizzabile in questo periodo, l’acido ossalico.
Possiamo usarlo in due modalità distinte: la forma liquida gocciolata oppure la forma solida sublimata.
Se lo si utilizza in forma sublimata sarà possibile effettuare una serie di trattamenti, perché a differenza del metodo gocciolato il trattamento è ripetibile.
Se si usa nella forma gocciolata abbiamo un’unica possibilità, perché soprattutto in inverno, non potremmo permetterci un secondo intervento. Sappiamo tutti che effettuare un trattamento con l’apibioxal in forma gocciolato, senza verificare la presenza o meno di covata, equivale a sparare l’unico colpo a disposizione… ad occhi chiusi. E’ poi da tenere presente che subire un gavettone in pieno inverno non dev’essere così piacevole per le nostre api, chi opta per questa scelta deve agire nelle ore centrali della giornata, con temperature che raggiungano una decina di gradi e utilizzare una soluzione tiepida.
Il problema sia del trattamento in forma gocciolata che di quello sublimato è nella presenza di covata.
Avete presente in estate quegli alveari che, a differenza degli altri componenti l’apiario, hanno un carico di varroa sproporzionato? Ecco quegli alveari sono proprio quelli in cui è stato effettuato il trattamento autunnale in presenza di covata!


Metodologia


I buoni risultati ottenuti da una serie di trattamenti in forma sublimata dipendono dalla constatazione che ripetendo i trattamenti a distanze regolari di 7 giorni per 3 volte, si ha un buon livello di sicurezza che almeno in uno dei trattamenti la varroa presente nell’alveare, si trovi scoperta.
Nella mia azienda lo adopero da anni, 2 sublimati e se il tempo lo permette un gocciolato finale oppure il terzo sublimato. Negli ultimi anni i trattamenti si sono ridotti a 2, grazie alla selezione aziendale che mi ha portato nel tempo, ad eliminare i ceppi genetici delle colonie che non interrompevano la covata. Lo svernamento di un numero di alveari sempre maggiore in località montane aiuta.


Pulendo i fondi degli alveari ad ogni intervento, possiamo ottenere una lettura precisa della situazione, i residui di opercoli, di colore marrone scuro, ci indicheranno la nascita di nuove api e di conseguenza la presenza di covata opercolata. Potremo quindi individuare e intervenire su quelle colonie che non interrompono la deposizione. A quel punto sceglieremo se sforchettare la covata opercolata residua oppure se ingabbiare la regina.
Questa soluzione offre buone percentuali di successo che dipendono principalmente dalla genetica della regina e il conseguente blocco di cavata naturale.

Se le regine hanno un comportamento tendente all’ autosostentamento (organizzazione del nido con covata centrale e mantenimento di scorte abbondanti, forte variabilità comportamentale (colonie popolose in estate e ridotte in inverno) avremo una percentuale di successo molto elevata.
Per chi predilige regine che depongono una covata sproporzionata (le classiche legno-legno) tutto l’anno non rimane che l’ingabbio.


Ingabbiamento


Aprire l’alveare, per ingabbiare le regine, è un’azione limitata dalle condizioni meteorologiche. Un’ingabbio e uno sgabbio con un trattamento gocciolato, comporta sempre 2 visite, un’ingabbio e uno sgabbio col sublimato prevede non meno di 2 trattamenti e quindi anche in questo caso le visite diventano 3.

E’ da considerare che in inverno la ricerca della regina, risulta molto più semplice e veloce rispetto al periodo estivo grazie ad un numero di api ridotto, alla regina che staziona nei favi centrali e see ci si è organizzati dal finire dell’estate riducendo il nido.


In caso di ingabbio, abbiamo l’opzione di scelta fra un’ingabbio tecnico oppure tattico.
Quello tecnico è il classico ingabbio di 24 giorni o un mese, in questo caso vanno molto bene le gabbiette Cinesi o Coreane in plastica. Sono piccole, estremamente economiche, vanno legate con un filo metallico che faccia il giro sopra il montante del telaino da nido, per poterle raccogliere con più praticità alla fine del periodo, se il tempo è brutto possono essere lasciate tranquillamente più a lungo.
L’ingabbio tattico è quello che prevede un ingabbio della regina di 2 o 3 mesi. Lo scopo non è solo quello di effettuare i trattamenti con la sicurezza dell’assenza di covata, ma prevede strategicamente di fermare le colonie per più mesi, generalmente fino a metà febbraio, per fare riposare le api e le regine e farle partire prima del raccolto in una condizione alla pari, ottenendo un livellamento della forza delle colonie e facendole arrivare nelle medesime condizioni al raccolto.

Questo metodo prevede l’uso di gabbie della misura di un telaio da nido e che ne prendono il posto. Le più famose e fatte bene sono quelle di Menna, altrimenti vanno preparate artigianalmente. In pratica con l’ingabbio tattico si copia il normale comportamento degli alveari in inverno.
Conclusioni
La eradicazione autunnale della varroa è quella più importante di tutta l’annata, va organizzata con cura e senza approssimazione. Ogni azienda decide la propria strategia a seconda del numero di alveari, dell’organizzazione aziendale, delle capacità e dei mezzi tecnici che utilizza.
Il metodo del gocciolamento non prevede attrezzi o precauzioni particolari a parte un dosatore ( generalmente una siringa da 50 ml) e una forchetta per disopercolare all’ occorrenza.


La sublimazione oltre al mezzo tecnico prevede la protezione dell’operatore.
Per quanto non sia mai stata registrata una malattia professionale per l’inalazione e il contatto con l’acido ossalico, è necessario prevedere dei dispositivi di protezione individuale ( DPI) : Maschera antigas con filtro marrone per gli acidi (va sostituito ogni anno), guanti e tuta completa. La scelta del mezzo tecnico deve essere valutata considerazione dell’emissione del principio attivo sublimato.

Alcuni sublimatori immettono in continuazione il gas senza interruzione. Altri prevedono l’inserimento del sublimatore dalla porticina dell’alveare e questo è molto scomodo in quanto terminato il trattamento dall’alveare il gas continua ad uscire per diversi minuti.
Altri sublimatori permettono di inserire il cannellino di scarico (emissione del gas) tramite un foro di 6mm praticato nel retro dell’alveare, questi risultano più comodi e permettono di lasciare agire il sublimatore allontanandosi dall’alveare.

Il sublimatore é uno strumento che porta l’acido ossalico ad una temperatura in cui i cristalli vanno prima in ebollizione e poi in fusione sublimando. Il numero di strumenti a disposizione è ormai impressionante, ce ne è per tutte le necessità. Volendo possiamo dividerli fa quelli elettrici o a gas e anche in questo caso la scelta dipende dalla quantità di alveari da trattare.
Per chi ha pochi alveari, la pipetta di rame è sicuramente la scelta migliore, pratica ed economica ( 10/15€).
Per chi ha più alveari ritengo che la scelta di una soluzione a gas sia migliore di quelle ad elettricità, sia per la praticità che per la spesa, gli strumenti elettrici prevedono spesso un generatore).

In tutti questi mezzi il termometro è uno strumento inutile, in quanto essendo aperta una via di uscita, ad una certa temperatura il cristallo dell’acido ossalico bolle, poi sublima e fuoriesce dall’apertura.

Se la temperatura è più elevata sublima prima , se la temperatura è meno elevata sublima più lentamente, ma la temperatura di fusione del cristallo ( fra i 149-160°C a seconda dell’umidità) non cambia.


Angelo Dettori

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